Materna e Paterna. Due funzioni, tante famiglie.
La società attuale ci porta ormai da anni a superare l'idea di famiglia tradizionale aprendo le porte ad altri sistemi familiari. Ci riferiamo, ad esempio, alle cosiddette famiglie monogenitoriali nelle quali, in assenza della coppia madre-padre, uno dei due riveste un ruolo primario che spesso compensa la parte mancante in modo autonomo o con l'ausilio di altri parenti. Lo stesso vale per le famiglie ricomposte caratterizzate da partner che al momento della nascita del figlio/a sono accompagnati dai figli di precedenti relazioni. Citiamo ancora le famiglie multiculturali e le famiglie omoparentali, ovvero quelle famiglie con genitori aventi lo stesso sesso.
Nonostante lo scenario quindi stia cambiando, rendendoci testimoni di una evoluzione e una rivisitazione del concetto di famiglia, sono ancora tante le critiche che vengono mosse rispetto a questo tema, espressione, permettetemi di dirlo, di una società stigmatizzante e omofobica. In particolar modo lo scetticismo più esibito riguarda l'omogenitorialità, ed è su questo tema in particolare che vorrei offrire il mio contributo.
Non stupiranno alcune frasi che riporto di seguito.
"I bambini per crescere bene hanno bisogno di un papà e di una mamma".
"Gli omosessuali sono egoisti perché per soddisfare il loro desiderio di genitorialità non pensano al bene dei piccoli".
"L'omosessualità è un'espressione contronatura".
"I figli di genitori omosessuali avranno problemi con l'identità di genere".
"I figli di genitori omosessuali avranno sicuramente problemi emotivi e psicologici".
Potrei continuare con ulteriori esempi ma credo che in questa breve carrellata molti di voi si siano già riconosciuti.
La letteratura scientifica pullula di dati che testimoniano che i bambini cresciuti da genitori dello stesso sesso si sviluppano come quelli allevati da genitori eterosessuali, documentando e sostenendo che non c'è una relazione tra l'orientamento sessuale dei genitori e qualsiasi tipo di misura dell'adattamento emotivo, psicosociale e comportamentale del bambino; ciò nonostante vengono spesso manifestati dubbi rispetto allo stile "sano ed educativo" offerto dalle nuove famiglie.
Come è possibile che queste nuove versioni di famiglia funzionino?
Nell'immaginario collettivo la famiglia è composta dalla triade padre-madre-figlio. Per tale motivo è difficile, perché ancora troppo radicato, pensare ad un nucleo familiare nuovo che non prevede questa formazione.
Proveniamo in buona sostanza da una idea arcaica e ancestrale (archetipica direbbe Jung) di famiglia in cui le figure genitoriali sembrano avere ruoli molto differenti e distinti tra loro.
Con un modello così influente ne consegue che tutto ciò che è diverso verosimilmente non funziona, non è sano.
Ma qui ci sbagliamo!
Quando pensiamo all'importanza del padre e della madre in verità non ci riferiamo alle figure genitoriali (al genere maschile e femminile), ma alla loro funzione.
La funzione genitoriale è preesistente all'atto di concepire realmente un bambino e trova nell'evento della nascita di un figlio un'occasione privilegiata ma non unica di realizzazione. Il concetto di genitorialità infatti si è esteso fino a comprendere non soltanto coloro che hanno concepito biologicamente il figlio, ma anche coloro che non lo hanno generato, ma se ne prendono cura, lo proteggono e ne favoriscono lo sviluppo psicofisico offrendogli l'amore e il sostegno necessari al corretto sviluppo emotivo.
La genitorialità non è solo la manifestazione di atteggiamenti, comportamenti e sentimenti di cura, ma soprattutto è una dimensione simbolica interna, uno spazio mentale e relazionale che trae origine dalle rappresentazioni interne di sé, dell'altro e della relazione con l'altro che ciascuno di noi ha sviluppato a partire dalle interazioni primarie vissute con i propri genitori. Una funzione quindi che permette all'essere umano di sviluppare la propria identità rispetto al mondo esterno:
comprendo e conosco me stesso attraverso la relazione con l'altro e con l'ambiente.
Ma nello specifico cosa intendiamo quando parliamo di funzione materna e paterna?
Quando parliamo di funzione materna ci riferiamo alla capacità di entrare in sintonia emotiva (eros) con il bambino al fine di comprenderne i bisogni. Questa è la funzione deputata all'accudimento e all'accoglienza, ed è rappresentata ed agita da chi si prende cura dei bisogni fisiologici e relazionali del bambino occupandosi quindi del nutrimento e della protezione da una parte e del dare amore, ascolto e comprensione dall'altro. Questa funzione è svolta attraverso la capacità di sintonizzazione da parte dell'adulto su questi bisogni fondamentali per lo sviluppo futuro del bambino. La costanza e la continuità sono due caratteristiche fondamentali che possono permettere all'adulto di rispondere al bisogno innato del bambino di dipendenza e di sicurezza/protezione. Questo permette il riuscire ad accogliere le angosce fisiologiche del bambino attraverso la capacità di contenimento che la relazione con l'adulto offre.
La funzione materna ha il compito di vedere, riconoscere ed accettare il figlio per quello che è, di vedere quindi il figlio reale allo scopo di permettere al bambino di poter percepire se stesso come oggetto di amore e cura, unico e speciale. Questo processo che si viene a costruire nella relazione tra il bambino e l'adulto che svolge questa funzione, permette la costruzione di una base sicura che offre conforto, sicurezza e sostegno, una base alla quale si può fare ritorno ogni volta che nel corso dello sviluppo se ne incontri necessità.
Quando parliamo di funzione paterna invece, facciamo riferimento all'esercizio di un ruolo normativo (logos) ed emancipativo. Attraverso la relazione con l'adulto vengono trasmessi al bambino le regole ed i comportamenti atti ad esempio ad insegnare un modo completamente diverso di stare in intimità, e a favorire interazioni di coppia in cui il bambino non è sempre al centro della scena, ma familiarizza con l'attesa ed impara ad aspettare che i genitori finiscano di interagire tra loro.
La funzione paterna inoltre è importante per la costituzione dei limiti e dei confini che serviranno nella vita psichica e nella vita reale al bambino stesso per muoversi in autonomia e sicurezza. L'aspetto emancipativo, sempre rivolto verso l'esterno, ha la funzione di non lasciare che il bambino rimanga sempre all'interno della zona di sicurezza e protezione ma che sviluppi la sicurezza ed il coraggio di esplorare il mondo esterno ed i suoi pericoli affrontando le paure che vi sono legate e potendo comprendere e mettere in atto le proprie risorse e strategie. Una funzione, quella paterna, che oltre a incarnare un modello normativo ed emancipativo, dona protezione e affetto.
All'interno dei nuclei familiari queste due funzioni sono solitamente assolte dalla madre e dal padre, o almeno questo è lo scenario al quale siamo abituati. Tuttavia ad oggi, considerando l'ampio panorama con cui ci possiamo confrontare, è utile ricordare che il ruolo dei genitori non è legato al genere bensì alla capacità di svolgere in maniera equilibrata la funzione genitoriale, che la funzione materna è presente nella donna ma anche nell'uomo, e che questo vale anche per la funzione paterna.
Questo concetto rimanda all'archetipo Anima/Animus descritto da Jung per indicare la compresenza di due componenti interconnesse, quella femminile e quella maschile, in ogni persona. Secondo l'autore ogni persona possiede al suo interno una controparte femminile e maschile, elemento che si riflette sia a livello biologico sia a livello psicologico.
Ma per tale approfondimento si rimanda ad un prossimo articolo.